Anna e la libreria che regala i libri

Esiste una libreria dove tutti i testi, disponibili nel catalogo di circa 2000 volumi, sono gratis. È la libreria “Libri Liberi” di Bologna, dove chi desidera prendere un libro può liberamente farlo, purché non se ne porti via più di tre alla volta. E naturalmente può anche donare i propri e metterli a disposizione degli altri lettori.

Collocata un po' fuori mano, a Bologna, in via San Petronio Vecchio 57, è stata già ribattezzata "il paradiso dei lettori".

La particolarità? Qui i libri sono gratis. Potete prenderli in prestito, lasciarne degli altri e metterli a disposizione della comunità. Un luogo dove il book crossing viene affidato alla bontà, all'intelligenza e al rispetto del lettore. Se un libro vi è piaciuto, potete tenerlo più di quanto vi concederebbe la biblioteca comunale, il che non significa non riportarlo indietro, anche se non ci sono limiti di tempo.

Libri Liberi è stata fondata da Anna Hilbe, già fondatrice della Libreria delle Donne.

Racconta Anna: «Tutto è nato leggendo un articolo che parlava di due librerie, una a Baltimora e una a Madrid, in cui appunto i libri non si comprano e non si vendono. Mi è sembrata un’ottima idea. A Baltimora, il librario aveva cominciato a vendere i libri a 25 cents e poi aveva deciso di passare allo scambio, vedendosi costretto ad affittare un posto più grande... oggi contiene centocinquantamila volumi. Entrambe funzionano come quella che adesso ho aperto io: le persone che hanno dei libri che non usano più li portano; le persone che desiderano prendere e leggere dei libri, li prendono. Lo scambio non è obbligatorio, nel senso che uno può solo prendere o solo portare o quello che crede». 

Come funziona?

Quando le persone portano i libri, la signora Anna mette un timbro con il nome della libreria e la frase "questo libro non si compra e non si vende”.

Prima di aprire si era informata se dovesse adempiere a delle cose burocratiche o amministrative, ma tutti gli assessorati che ha consultato le hanno detto che loro un’esperienza così non la conoscevano, quindi non avevano niente da dirle, se non che probabilmente serviva un registratore di cassa, al che gli ha risposto: «Il problema non si pone perché il denaro non circola».
L’altro vincolo è che non doveva avere un tavolo con delle sedie perché sennò sarebbe diventata una sala di lettura e questo evidentemente avrebbe comportato altre cose.

«Mi ero immaginata che io venivo qui e poi, ogni tanto, entrava qualcuno, cercava dei libri... E invece la cosa è molto piaciuta. Vengono principalmente persone che vivono nel quartiere, anziani, ma anche giovani coppie, quelle più avanti in età poi mi raccontano... devono avere delle biblioteche molto belle, spesso si tratta di persone colte. Ma vengono anche persone che forse non hanno mai letto molto in vita loro e però trovare una libreria comoda, e anche gratuita, insomma, è una cosa che apprezzano: uscendo a far la spesa passano di qua e prendono qualche libro. Poi ci sono quelli che mi mandano i figli, che, a loro volta, vengono con i bambini. Ci sono anche molti studenti perché qui vicino ci sono due o tre sedi universitarie. Devo dire che arrivano sempre persone gradevoli, con le quali io, come dire, mi trovo bene, nel senso che capisco che i libri, per loro, sono una cosa importante. Gli studenti di solito sono molto interessati alla narrativa, ai fumetti, se fanno il Dams, e poi al cinema, alla filosofia... poi sai, dipende da quello che ho qui...»

«La cosa molto particolare – dice Anna – è che moltissime persone, giovani e vecchi, ma principalmente direi i giovani, hanno una sorta, non so come chiamarlo, di rispetto: non prendono se non portano. Una delle prime sere che avevo aperto, un ragazzo molto carino è arrivato tutto meravigliato: "Ah, ma questo libro è bellissimo”. Gli dico: "Prendilo!”. "No, no, no, assolutamente, prima vado a casa a prendere il mio libro”. Oppure un amico mi aveva portato un libro che per lui era stato un grande dono, cosa che ho apprezzato molto, e uno studente di filosofia che lo desiderava m’ha detto: "Ma chissà cosa devo portare per prenderlo!”, "Guardi, non deve portare niente”, "No, non m’azzardo. Adesso vado a casa e guardo cos’ho...”. È anche un modo di dar valore alle cose. C’è molto questa cosa...»

La libreria è chiusa due giorni, al lunedì e al giovedì, gli altri giorni è aperta dalle dieci e mezza alle undici e mezza e dalle quattro alle sette. Poi è aperta la domenica pomeriggio.
Coclude Anna: «Sì, in effetti, mi sono presa un bell’impegno. D’altra parte non ho mai pensato troppo prima di cominciare le cose...»


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