Il Bibliomotocarro

Ha inventato il Bibliomotocarro vent’anni fa: un’Apecar formato casetta, con tanto di tetto spiovente e due vetrine ai lati, che si aprono scoprendo tre scaffali da una parte e tre dall’altra. Per un totale di dodici metri lineari di libri, cioè un migliaio. 

Antonio La Cava, detto Tonino, è da un mese commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica, nonché star internazionale. Da Ferrandina, un paesotto della Val Basento (Matera), alla BBC, che gli ha dedicato un ampio servizio. Ha compiuto da pochi giorni 74 anni: «Da piccolo abitavo un tipo di casa che si chiamava sottano: un unico vano con una sola porta e senza finestre, tra galline e pure qualche maiale. Avevo 8 o 9 anni e mi appassionava la lettura: la sera, quando mia madre spegneva l’unica lampadina, io per leggere mi accendevo una candela fioca dal calore tenue». Quella candela, dice Tonino, è rimasta accesa nella sua mente alimentando il pensiero di una vita: l’importanza del libro.

Tonino, su insistenza di una maestra, si trasferisce a Taranto per frequentare l’istituto magistrale senza doversi pagare un alloggio, grazie a una cugina dei genitori che lo ospita quasi gratis (a compensarla del disturbo basta qualche litro di olio). Dopo i fumetti, il primo romanzo vero che Tonino ha letto è Fontamara di Ignazio Silone: «Sarà stato il ’59 o il ’60, lo presi in un bibliobus, era un grande camion attrezzato di libri che il Provveditorato mandava in giro per le piazze della provincia».

Da quel ricordo, tanti anni dopo, è arrivato il Bibliomotocarro: una biblioteca itinerante che Tornino non esita a definire «un’idea rivoluzionaria». «Ho insegnato alle elementari del mio paese per quarant’anni e vedevo affievolirsi la voglia di leggere, allora mi sono detto: non sono più le persone che devono andare a cercarsi i libri, sono i libri che devono cercarsi le persone».

Dunque il maestro (che ama dirsi maestro di strada), non ancora in pensione, verso la fine del millennio sale su un treruote, di quelli che servono ai verdurai ambulanti: lo riempie non di angurie e meloni ma di libri, e viaggia a non più di 40 all’ora per la Val d’Agri, lungo il Basento, il Sinni, il Bradano, «fino ai margini», dice: percorre anche 500 km al giorno spingendosi verso le periferie e i comuni minimi, dove le scuole hanno più bisogno di ossigeno.

Oggi dice con orgoglio di avere raggiunto 119 dei 131 comuni lucani. Fino al 2010 ha continuato a insegnare, consacrando il sabato al suo motocarro. Con la pensione, l’attività di prestatore ambulante di libri è diventata una missione quotidiana: «Mi fermo solo nei giorni della manutenzione del mezzo». La famiglia (una moglie ex maestra, un figlio laureato in filosofia e due figlie educatrici) lo incoraggia. All’arrivo del vecchio bibliotecario, annunciato dal suono di una marcia da banda paesana, i «fanciulli», come li chiama, accorrono felici: prendono in prestito i libri, sapendo che dovranno restituirli il mese dopo. «Sono innamorati del bibliomotocarro».

Aprendo il portellone posteriore del treruote si accede magicamente a un mini cinema letterario in cui vengono proiettati i video allestiti da Domenico ed Erminia (i giovani cine-collaboratori di Tonino) insieme con i «fanciullini» (li chiama anche così, pascolianamente): «Si parte da una pagina che li ha suggestionati». Altri «fanciulli» e «fanciullini», «fanciulle» e «fanciulline» avranno a disposizione dei libri bianchi su cui potranno scrivere le loro storie, che verranno proseguite, a catena, da compagni di altri paesi: «È sempre un gioco, una festa, un incontro bellissimo: il mio orgoglio è non solo promuovere la lettura ma anche educare alla cittadinanza, giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, libro dopo libro». Sono classici e romanzi dell’infanzia. E siccome i libri invecchiano come le persone, vanno rinnovati. In parte li compra Tonino, in parte gli vengono regalati: «Non sempre arrivano titoli adatti ai fanciulli, e io non posso deluderli con libri di bassa qualità. Sono un bibliotecario ambulante ma anche un seminatore di fiducia».


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